Dott.ssa Lucia Petrone

Psicologa e Psicoterapeuta

La dottoressa Petrone è a disposizione per qualsiasi altra domanda e/o delucidazione.

Potete scriverle alla seguente email: dottssapetroneluciapsicologa@gmail.com

1 – Una persona che viene a conoscenza della propria malattia nefropatica ha bisogno di un sostegno psicologico?

Si, il sostegno psicologico è importante e necessario per accompagnare la persona a
prendere consapevolezza della sua condizione di salute, si è visto che un percorso
psicologico di minimo 8 sedute può alleviare l’ansia e le preoccupazioni legate alla
malattia, favorendo un adattamento alla nuova situazione di salute e un miglioramento
della qualità della vita.

2- il malato di rene che si trova nello stadio terminale della malattia, a cui il nefrologo dice che è arrivato il momento dell’avvio della dialisi ha necessità di un supporto psicologico?

Si, il sostegno psicologico è consigliato per sostenere la persona ad affrontare le fasi della
malattia, può essere utile nelle sue diverse fasi dalla pre – dialisi al post – trapianto.
Può aiutare a gestire la malattia, le emozioni legate alle sue fasi, le terapie e le difficoltà
emotive, le ansie e le paure che questa condizione di malattia porta con se.

3- Qual è la reazione del malato nel momento in cui gli viene proposto un trapianto da un donatore vivente, specialmente se si tratta di una persona cara, a lui vicina?

Ricevere la proposta di un trapianto da donatore vivente, in particolare da una persona
cara, può generare nella persona una reazione complessa, fatta di emozioni intense e
spesso contrastanti; da un lato c’è un senso di gratitudine profonda, una dimostrazione di
affetto e di cura, un atto di generosità: il paziente può provare gratitudine e speranza,
sentendosi di fronte ad una concreta possibilità di guarigione. Ma può vivere emozioni
contrastanti e più difficili da esprimere, come il senso di colpa per il sacrificio espresso per
il donatore, la paura e la preoccupazione per la sua salute, o ancora, la preoccupazione di
sentirsi in debito.
Accanto a questi vissuti emotivi, può nascere anche una riflessione profonda sul significato
del “dono” e sulla propria identità, soprattutto quando si riceve un organo da qualcuno con
il quale si ha un legame affettivo stretto.
Per questo è importante offrire uno spazio di ascolto e di supporto psicologico grazie al
quale il paziente possa elaborare questi vissuti in modo libero e non giudicante.
Un supporto psicologico aiuta a mettere ordine nei pensieri, a dare voce a ciò che si prova,
e ad affrontare il percorso in modo più consapevole e sereno; aiuta a contenere le ansie e le
paure della malattia e aiuta nel percorso di cura.

4- Quali sono le paure di una persona in dialisi che si prepara ad affrontare un trapianto?

Chi vive in dialisi e si prepara a ricevere un trapianto di rene può provare molte emozioni,
anche paure e preoccupazioni. E’ normale provare emozioni intense e contrastanti.
Le paure più comuni sono:
La paura dell’intervento chirurgico, per i rischi legati all’operazione.
Il timore del rigetto dell’organo, cioè la paura che il proprio organismo non accetti il
nuovo organo
il senso di colpa se il donatore è una persona cara il ricevente può temere per la sua
salute o sentire il peso del “dono”
la tristezza o la difficoltà emotiva se il rene arriva da una persona deceduta alcune
persone si sentono in conflitto tra gioia e lutto.
La paura del cambiamento : si vive una situazione di incertezza; si passa da una
situazione di “routine” della dialisi ad una situazione che può generare incertezza.
Timore di illudersi: la paura che dopo tanta attesa il trapianto non funzioni, che non
si guarisca dalla malattia.
Tutte queste reazioni sono comprensibili e normali durante un esperienza di questo tipo.
Per questo è importante offrire supporto psicologico prima e dopo il trapianto, per aiutare il
paziente ad affrontare il percorso in modo più sereno e consapevole.

5- Un trapiantato nella sua nuova identità ha delle paure? Queste paure possono essere alleviate da un percorso psicologico?

Nonostante le persone abbiano una stessa patologia o malattia hanno un modo diverso di
affrontare il problema, in questo caso la nuova situazione. Come ho detto nelle risposte
precedenti il sostegno psicologico è di grande aiuto per le persone che hanno avuto un
trapianto; è consigliabile un percorso di circa 8 sedute e si consiglia di iniziare un percorso
di sostegno psicologico dall’inizio della scoperta della malattia, per poter essere seguito in
tutte le fasi della malattia: dalla scoperta fino al trapianto e se necessario anche con i
membri della famiglia, o una terapia di coppia per poter aiutare la persona nel contesto
più ampio delle proprie relazioni all’interno della sua famiglia e con il proprio coniuge.

6- Il paziente trapiantato che sta per tornare in dialisi ha bisogno di sostegno psicologico?

Si, certo, il paziente va aiutato e sostenuto durante tutto il percorso della malattia e nelle
sue fasi più critiche; il sostegno psicologico diventa utile per affrontare le emozioni e per
avere consapevolezza sulla propria condizione di salute, un aiuto concreto per poter
affrontare al meglio le fasi della malattia.

7- Il sostegno psicologico è gratuito o a pagamento?

Durante un percorso ospedaliero di solito si lavora in equipe, i medici potrebbero suggerire
un incontro con una psicologa psicoterapeuta, o potrebbero rivolgersi al servizio pubblico
(USL), o presso alcune organizzazioni no – profit o attraverso il Bonus Psicologico.
Nei servizi pubblici è possibile ricevere consulenze psicologiche gratuite o a basso costo
attraverso le ASL e servizi come Centri di Salute Mentale, Consultori Familiari.
Generalmente per accedere a servizi di questo tipo occorre un impegnativa del proprio
medico di base.
Nelle organizzazioni no profit o meglio alcune ONG e associazioni offrono supporto
psicologico gratuito o a prezzi calmierati per persone vulnerabili o in stato di bisogno.
Il governo Italiano ha introdotto un contributo per sostenere le spese relative a sessioni di
psicoterapia; sto parlando del “BONUS PSICOLOGICO”. Questo beneficio può essere
richiesto in base al valore dell’ISEE.
Inoltre, non per importanza, informarsi se nel proprio territorio ci siano professionisti,
Psicologi Psicoterapeuti formati e specializzati in questo ambito, capaci di creare un
percorso ad hoc per ogni persona.
“ Per chi vive una malattia renale, il sostegno psicologico non è un lusso, ma una risorsa
fondamentale: aiuta a dare un nome alle emozioni, a ritrovare equilibrio e a sentirsi meno
soli nel percorso di cura”